1) Ad un passo dal buio | Roberta Mucci | F 2022 | 14'38 Montecatini
Come raccontare una storia legata al tema delle droghe, che vuole convincere della loro pericolosità e spingere il pubblico a tenersene lontano, senza eccedere in moralismo? Difficile, forse impossibile: di sicuro non è il caso di questo corto, in cui la regista spinge sulle emozioni, forte della nobiltà del suo intento. Discrete le scene corali (anche se le musiche sono un po' ripetitive), il messaggio arriva forte e chiaro. VOTO: 6 (Griseri)
La solita festa di studenti universitari annoiati e alla ricerca di esperienze forti, il solito alcool che gira a fiumi e la solita droga che condisce il tutto. Le solite mattinate illividite dagli eccessi notturni. E poi questa cosa che ti rimane addosso. Questa smania di continuare a volerne sempre di più. Il tunnel della droga. Una frase fatta, uno stanco e usurato cliché giornalistico per descrivere un dramma individuale che si perpetua da decenni. Gli intenti dell’autrice sono buoni, ma la realizzazione non esce dal prevedibile. Voto: 5,5 (Cella)
2) Aspettando Godard | Nicola Raffaetà, Marco Rosati | F 2020 | 16'34 Corte Tripoli
Due amici, grandi appassionati di cinema, si confrontano su titoli, temi, citazioni, ispirazioni, riprendendosi e “sfidandosi” su gusti e conoscenze. Il regista conferma la sua vocazione da filmmaker “cinefilo”, divertendo il pubblico appassionato di cinema ma fermandosi un po' troppo al citazionismo fine a se stesso. Qualche guizzo c'è, l'ironia è apprezzabile, il gioco dura forse più del dovuto: come progetto è però perfettamente aderente a un percorso autoriale chiaro e definito, anno dopo anno. VOTO: 6,5 (Griseri)
“Negli stessi fiumi entriamo e non entriamo, siamo e non siamo” recita la citazione finale del film tratta da Erodoto. In effetti i due amici che disquisiscono di cinema mentre sono in vacanza sull’Abetone filmandosi compulsivamente con le loro telecamerine digitali fanno pensare ad una vita che non solo si nutre di film, ma che è diventata cinema essa stessa. Lontana da qualunque realtà fenomenica. Meta-cinema? Meta-realtà che ormai non è più percepibile dai nostri sensi se non attraverso uno schermo? Intanto sullo schermo della televisione di casa stanno trasmettendo “Blade Runner” Voto: 7 (Cella)
3) Chiari e Franchi | Alessandro Valbonesi | F 2021 | 5'28 Sedicicorto
La vasta produzione di Toast film si arricchisce anno dopo anno di brevi ma efficaci cortometraggi, nati spesso su una sola ma vincente idea e portata sullo schermo sempre dallo stesso affiatato e talentuoso gruppo di autori/attori e autrici/attrici. Un servizio di “comunicazione” di brutte notizie per conto terzi è al centro del racconto, che presenta anche una svolta tra commedia e dramma che sorprende e conquista, confermando la qualità del gruppo di lavoro e le loro capacità su più fronti. VOTO: 8,5 (Griseri)
In un mondo che ha espunto l’idea stessa del dolore e della morte e che non sa più affrontare direttamente questi dilemmi esistenziali c’è bisogno di “ambasciatori” come quelli dell’Agenzia “Chiari e Franchi” per comunicare agli interessati le cattive notizie che inevitabilmente costellano certi momenti della nostra vita. Un nuovo mestiere. Una nuovo settore dell’economia sociale. Un nuovo sintomo della nostra alienazione dalla realtà. Inquietante. Voto: 7 (Cella)
4) Ciao, Bianca | Daniele Murgia | F 2021 | 9'58 Cagliari
La gravidanza è tra i momenti più importanti nella vita di una donna e di una coppia. L'arrivo di Bianca è atteso, vissuto con la giusta e inevitabile dose di ansia, paura, emozione, entusiasmo. Murgia sceglie un bel bianco e nero per il suo racconto, affidato a una voce fuori campo che scandisce gli ultimi attimi prima del parto e i primi sguardi alla nuova vita che nasce. Elogio della maternità e del lavoro, con tanta enfasi che per una volta appare (almeno in parte) giustificata. VOTO: 7 (Griseri)
Il bianco è il colore che unisce tutti gli altri, il colore della purezza. C’è il bianco delle nuvole. C’è il bianco della spuma del mare. C’è il bianco del latte. E poi c’è Bianca, la figlia di Franziska e Larentsu, nascitura di una famiglia di pastori sardi alle prese con le difficoltà economiche di un mestiere antico, ma dignitoso, che però gli oscuri disegni della globalizzazione stanno facendo scomparire. Larentsu è costretto ad emigrare per mantenere la giovane famiglia. Il bianco e nero e le musiche di Frantz Liszt accompagnano il racconto accorato. Un po’ didascalico, ma poetico. Voto: 7,5 (Cella)
5) Effetto Kulesov | Stefano Pelleriti | S 2022 | 2'25'' Corte Tripoli
Chi l'ha detto che in meno di 150 secondi non si possa raccontare una storia, affrontare un argomento, generare emozioni? Pelleriti in questo brevissimo, beffardo e al tempo stesso drammatico esperimento di montaggio dimostra quanto le idee siano più importanti dei mezzi a disposizione, ancora una volta. Curioso e coraggioso, un bel lavoro che sa farsi notare. VOTO: 7 (Griseri)
Come ben sanno gli appassionati di cinema l’effetto Kulesov, sperimentato dal cineasta russo negli anni Venti del secolo scorso, consisteva nel montaggio di immagini diverse la cui associazione causava nella percezione dello spettatore la sensazione di una consequenzialità narrativa che in realtà non esisteva nella realtà fenomenica rappresentata, ma solo nella realtà filmica creata dal cineasta. Il regista di quest’opera utilizza lo stesso metodo per raccontare la guerra in Ucraina ed i suoi protagonisti, con esilaranti effetti comici. Verrebbe da dire “esplosivi”… Voto: 8 (Cella)
6) Il Dottore delle Bambole | Lucia Vita, Elio Esposito | F 2022 | 15' Genova
Che bell'idea, quella di un dottore che si prenda cura delle bambole, le aggiusti, le coccoli, le riconsegni a chi le ama come nuove. Vita ed Esposito realizzano un bel lavoro di ricostruzione storica, in cui riescono a valorizzare il rapporto del loro personaggio principale con gli oggetti che cura. Se qualche carenza artistica c'è, la visione ne risente solo in parte e se ne apprezza la passione e l'attenzione. VOTO 6,5 (Griseri)
I registi di questo film trattano un tema così attuale e drammatico come quello della violenza maschile sulle donne ambientandolo in un tempo antico, quello del fascismo, che del resto faceva del machismo viriloide una delle colonne portanti della sua ideologia, raccontando la storia poetica di un piccolo artigiano che campa la vita riparando le bambole rotte. E riparando le bambole rotte ripara anche le ferite delle donne a cui appartengono, tiene vivo il fuoco misterioso della fantasia infantile ed aggiusta un po’ anche la propria vita. Metafora poetica sulla forza della gentilezza. Voto. 8 (Cella)
7) Il Miniaturista | Ludovico Orlandi, Simone Alborghetti | F 2021 | 14'14 Cineamatori delle Apuane
Una storia misteriosa, un interessante lavoro di montaggio, basato sui (tanti) particolari e su un'idea curiosa che intriga. Cosa succede in quella casa isolata e difesa da un cancello? Chi è quell'apparentemente mite ma anche un po' minaccioso personaggio che la abita? Cosa nasconde nei suoi pacchi? Cosa costruisce con paziente attenzione? Siamo certi che avremo le risposte che cerchiamo? Mai pensare di sapere cosa succederà in un film. VOTO: 7 (Griseri)
E’ possibile controllare e predeterminare la propria vita nei più piccoli dettagli fino a farla diventare una cosa così piccola e rattrappita da poter essere contenuta in un pacco? E’ possibile farsi piccoli piccoli come uomini e donne bonsai per esorcizzare le proprie paure? E’ quello che crede di fare il protagonista di questo film, un miniaturista che realizza diorami realizzati fin nei più piccoli particolari. Quello che non sa è che forse anche lui a sua volta è l’omino bonsai di un altro miniaturista. Il Miniaturista Supremo? Piccola riflessione filosofica in chiave horror. Voto: 8 (Cella)
8) Maria | Gianluigi Antonelli | F 2021 | 10'33 Evoque
Quella del comparato di San Giovanni è una tradizione antica, essere “cumpari” significava volersi bene persino più degli stessi consanguinei, seguendo regole rigide che servivano a dimostrarlo. Antonelli riprende questa tradizione e la rende viva, attraverso riprese molto curate e immagini capaci di rimanere nella memoria. La sua è una bella storia di amicizia, raccontata con poche parole e pochi gesti ma con estrema efficacia. VOTO: 7,5 (Griseri)
L’amicizia fra coetanei è una delle cose più importanti per gli adolescenti. Entrare nella vita e condividere esperienze, gioie e dolori con chi come te conosce le fragilità e le paure tipiche dell’età e non ha ancora imparato a superarle, è il modo più efficace per affrontarle. Lo è sempre stato, come racconta questo film, in cui due giovani ragazze per giurarsi eterna amicizia decidono di riprendere un antico rito amicale, il “comparato di san Giovanni”, con cui si diventa, appunto, “compari”, amici per la vita. Delicato e struggente. Voto: 8 (Cella)
9) Nonhaimai | Simone Vacca, Alberto Vianello | F 2022 Corte Tripoli
Non hai mai è un gioco per bambini, si basa sul confessare agli altri giocatori e giocatrici qualcosa che non si sia mai fatto, o detto, fino a quel momento. E' da sempre utilizzato per vincere qualche ritrosia, o per indurre altre persone a sbilanciarsi sul proprio privato: grazie anche a una serie di vecchi video 'rubati', assistiamo a una storia in cui si prova a entrare ma che ci scorre soltanto davanti. Interessante come vengono mescolati i linguaggi e le fonti delle immagini. VOTO: 6,5 (Griseri)
Una dei grandi desideri degli umani della nostra epoca è quello di osservare i momenti più intimi della vita altrui senza esserne coinvolti, mantenendo le distanze. Ma anche quello di essere visti dagli altri, seguiti, magari anche invidiati, mentre solletichiamo la loro più oscura natura di voyeur. Sempre mantenendo le distanze. È quello che accade ad un ragazzo venuto in possesso per caso di una videocamera subacquea digitale rispetto alla vita amorosa di due sconosciuti contenuta nella sua memoria. Il gioco del “nonhaimai” è esibizionismo o voyeurismo? Enigmatico. Voto: 6.5 (Cella)
10) Sconosciuti miei | Marco Goi | F 2021 | 5'50 Compagnia Genitori Instabili
La solitudine è un aspetto delle nostre vite che a volte viene trascurato ma che troppo spesso determina i nostri destini, facendo anche propendere per scelte drastiche. Il protagonista di “Sconosciuti miei” assolda persone che non conosce come suoi amici, per non passare da solo momenti delicati che si riveleranno fondamentali. C'è pessimismo, vero, ma non solo in questo corto ben girato e con buone idee di messa in scena. VOTO: 6,5 (Griseri)
“Cerco amici con cui passare il mio ultimo compleanno”. I social ci hanno abituato ad annunci di questo genere, spesso diffusi da gente dalla mente instabile, degni di un sorriso di compatimento. Ma se proviamo ad andare oltre l’apparente bizzarria di questi messaggi ci rendiamo conto di ciò che attanaglia chi li diffonde: la solitudine, uno dei mali peggiori della nostra epoca così piena di amici virtuali e povera di relazioni reali. Angosciante, ma realistico. Voto: 7,5 (Cella)
11) Si lo voglio | Rocco Olivieri, Vincenzo Cirilli | F 2022 | 10' Genova
Un matrimonio in svolgimento, un testimone misterioso di cui tanti se non tutti si chiedono perché sia stato scelto. Enzo Bruno raccoglie un tema importante e con un'idea semplice semplice – svelata però con grazia e delicatezza – raggiunge il suo obiettivo. Se la forma di narrazione scelta è molto lineare e l'interpretazione appare inevitabilmente non professionale, il cortometraggio funziona e tocca le corde giuste. VOTO: 7,5 (Griseri)
Un matrimonio come tanti. L’attesa degli invitati. La sposa che ritarda. E un testimone che nessuno conosce, ma che conserva il segreto più intimo della vita dello sposo, ciò che gli ha permesso di vivere quel momento di gioia, ciò che gli ha salvato la vita. Tra fiction e documentario il lavoro di Bruno racconta con delicatezza un dramma struggente di cui in Italia pochi si occupano se non ne sono coinvolti direttamente, a differenza di quello che succede negli USA. E’ giusto mantenere il contatto con chi è morto, ma che continua a vivere nel corpo di uno sconosciuto? Toccante. Voto: 7,5 (Cella)
12) Un luogo che unisce| Simone Pelatti | D 2022 | 8' Sedicicorto
Un documentario molto curato, che racconta attraverso lo sguardo di diversi abitanti di Forlì, alcuni più storici e altri nuovi arrivati, la vita in città e il rapporto con i cinema che la popolano. Attraverso un montaggio simmetrico che lascia il tempo alle parole, e grazie all'inserimento di un po' di animazione su belle immagini notturne della città, il racconto fluisce e la passione per il “grande schermo” si evidenzia. Musica bella anche se un po' ripetitiva, ma il cinema unisce e questo è l'importante. VOTO: 7 (Griseri)
Il regista tedesco Rainer Werner Fassbinder diceva che “i film liberano la testa”. Forse oggi non è più così. Ma certamente il cinema come luogo fisico e i film continuano ad avere una importante funzione sociale. E’ il tema centrale di questo documentario forlivese che utilizza anche un punto di vista particolare per raccontare una passione e la città che la mantiene viva con le sue suggestioni: quello di quattro persone che sono emigrate da vari luoghi a Forlì per lavoro e che hanno trovato nel cinema un importante canale di socializzazione. Didascalico, ma suggestivo. Voto: 7 (Cella)